Pennamania by I.F.P.A. - Il network Italiano della Penna Stilografica
Penne Stilografiche Italiane => Omas => Topic aperto da: menefra - Febbraio 23, 2016, 18:06:58 pm
-
Tratto oggi da facebook.
-
Da un passato luminoso, anche se parecchio pompato, ad un recente presente sempre più da nobile decaduto: con le pezze al sedere ma alquanto altezzoso.
Politica evidentemente sbagliata, che ha portato all'epilogo che la vede oggi buttata via come un fazzoletto di carta usato.
Vicenda molto triste per la tradizione italiana degli strumenti per scrivere e presumibilmente molto grave - spero non tragica - per i lavoratori coinvolti.
-
Da un passato luminoso, anche se parecchio pompato, ad un recente presente sempre più da nobile decaduto: con le pezze al sedere ma alquanto altezzoso.
Politica evidentemente sbagliata, che ha portato all'epilogo che la vede oggi buttata via come un fazzoletto di carta usato.
Vicenda molto triste per la tradizione italiana degli strumenti per scrivere e presumibilmente molto grave - spero non tragica - per i lavoratori coinvolti.
Interamente d'accordo. Rimane il "mito" unitamente a una grande tristezza.
P.S.- Povero nostro Paese. Ma dove stiamo andando a finire? I nostri politici pare ci propinino più volte al giorno il vecchio ritornello.......Tout va très bien, Madame la Marquise.....
-
Ne stavo parlando proprio ieri tornando dall'ODG. Quello che non si riesce a capire è il fatto che l'attuale proprietà ha rifiutato l'offerta di acquisto dei dipendenti che si sarebbero fatti carico anche dei debiti accumulati dalla società cinese.
Comunque resta il fatto che certe cose, certi nomi, certe aziende vivono quando rimangono attaccate al territorio. Sapere che la proprietà Omas era diventata cinese, non ha giovato e anzi ha causato soltanto ulteriori danni e debiti.
Dispiaciuto per la storia ma onestamente, credo che della Omas moderna, nessuno sentirà la mancanza.
Inviato dal mio Nexus 5 utilizzando Tapatalk
-
P.S.- Povero nostro Paese. Ma dove stiamo andando a finire? I nostri politici pare ci propinino più volte al giorno il vecchio ritornello.......Tout va très bien, Madame la Marquise.....
Stendiamo un velo pietoso....
Velo? Trapunta!
-
Ho amici in OMAS...la storia è lunga e non è questo il posto per narrarla e per fare critiche. Da 17 dipendenti erano rimasti in 7. Nel 2015 avevano venduto a malapena 4000 penne in tutto il mondo. Scelte sbagliate, management cinese che non aveva capito il valore del design italiano. Ora i cinesi hanno deciso di non vendere per potere tenere in mano il marchio. Aspettiamoci OMAS fatte in Cina. Terribile fine di una grande realtà storica italiana.
-
Un pensiero e un in bocca al lupo ai sette dipendenti.
Che altro dire?
-
Nonostante tutto e qualunque cosa si dica sono molto dispiaciuto che un pezzo di storia della stilografica sparisca.
La mia solidarietà ai dipendenti che stanno per andare a casa.
-
Continuo a ribadire che della Omas moderna nessuno ne sentirà la mancanza.
Parliamoci chiaro dagli anni '80 in poi inclusa la gestione Malaguti, Omas ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare.
Chiaro che non è l'unica con questo iter ma era palese che Omas non avrebbe mai e poi mai potuto continuare a sostenersi con questa politica.
Le uniche due cose che veramente poteva e doveva fare, non le ha fatte.
Negli ultimi due anni ho parlato sovente anche col direttore commerciale ma non è servito a nulla.
Inviato dal mio Nexus 5 utilizzando Tapatalk
-
In cosa hanno sbagliato secondo te?
-
Continuo a ribadire che della Omas moderna nessuno ne sentirà la mancanza.
Parliamoci chiaro dagli anni '80 in poi inclusa la gestione Malaguti, Omas ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare.
Chiaro che non è l'unica con questo iter ma era palese che Omas non avrebbe mai e poi mai continuare a sostenersi con questa politica.
Le uniche due cose che veramente poteva e doveva fare, non le ha fatte.
Negli ultimi due anni ho parlato sovente anche col direttore commerciale ma non è servito a nulla.
Inviato dal mio Nexus 5 utilizzando Tapatalk
Dei prodotti sfornati in quegli anni mi sento di spezzare una lancia a favore della 360: una penna che può piacere tantissimo od essere detestata proprio in funzione del fatto che si è avuto il coraggio di darle una spiccata personalità.
-
In cosa hanno sbagliato secondo te?
Su questo argomento, ne potremmo parlare per ore se non addirittura per giorni.
Prima di tutto, potremmo dire che Omas come tutte le aziende italiane del settore, è stata incapace di promuovere il proprio prodotto, lasciando in questo caso, campo libero alla concorrenza in parte italiana ma principalmente straniera.
Discorso promozione a parte, c'è una debolezza sistemica nel prodotto e una sua costante perdita si qualità.
La debolezza del prodotto, si può vedere nell'incapacità di proporre un prodotto veramente nuovo. Parliamoci chiaro, l'ultimo prodotto nuovo di Omas è la 360 una penna che ha sulle spalle 20 anni se non di più.
Oggi in mondo dove tutto diventa vecchio dopo sei mesi e tutti sono alla costante ricerca della novità, non puoi proporre un modello nuovo ogni 20 anni e poi variare soltanto il colore.
Anche una persona analfabeta capisce che più che novità sa di presa in giro trita e ritrita.
Altro discorso è la qualità, una azienda col blasone di Omas, non può permettersi di utilizzare pennini Bock standard, o prodotti da Bock su ipotetico modello Omas.
Idem per il sistema di caricamento, se sei Omas, oggi non puoi permettersi di avere un caricamento a pistone senza ne arte ne parte. Il pistone Aurora, almeno ha il sistema riserva magica, quello Omas neanche questo.
Poi con tutta onestà, Omas doveva produrre ancora oggi il suo stantuffo tuffante, sistema elegante, sicuro e semplicissimo sia nella realizzazione che nella manutenzione.
Quelle pseudo exta Lucens che ha realizzato nel corso degli ultimi decenni con caricamento a pistone, sono un pugno nell'occhio oltre che nello stomaco.
Infatti commercialmente sono sempre state un flop clamoroso.
I materiali utilizzati da Omas sono poi non all'altezza del nome. La resina di cotone tanto sponsorizzata ha sempre avuto problemi di stabilità, così come le penne in legno, commercialmente, si dice che le penne in legno non fanno prezzo, senza contare che anche in questo caso, i problemi di stabilità del legno sono noti da tempo.
Anche i trattamenti galvanici di Omas, non sono mai stati all'altezza del nome e nemmeno paragonabili a quelli di altri marchi di pari categoria.
Si potrebbe andare avanti a descrivere pezzo per pezzo tutti i problemi di Omas ma non si farebbe altro che smontare il nome facendolo cadere più in basso di dove si trova ora.
Qualche tempo fa, volevo documentare tutti i lavori di recupero e restauro fatti sulle Omas moderne ma poi mi sono fermato perché davvero era una situazione impietosa.
Difetti che in altre marche non sono presenti o che se presenti hanno se non altro tentato di risolvere, spesso riuscendoci, in Omas no.
Inviato dal mio Nexus 5 utilizzando Tapatalk
-
Per ciò che riguarda i materiali ed i trattamenti galvanici e l'assistenza Riccardo ha perfettamente ragione, secondo me la Omas è finita dopo gli anni della serie 5..., fino agli anni '70, ma ciò non toglie il dispiacere di veder finire un simbolo italiano delle stilografiche nel mondo, poi altra gente che si aggiunge alla già folta lista dei disoccupati italiani, questa gente non ha colpa delle politiche sbagliate dell'Azienda.
-
Penso che i dipendenti rimasti, a cui presumibilmente restano poche alternative, debbano sfruttare le loro capacità e creare una cooperativa, che so, la NOVOMAS (acronimo dei loro nomi e/o cognomi) per produrre penne ad imitazione delle vecchie glorie, da vendere come prodotti in piccola serie ai collezionisti a prezzi accettabili, magari da realizzare su ordinazione.
-
Sarebbe veramente un'ottima idea, sapevo che i dipendenti volevano acquistare addirittura la fabbrica, ma le maestranze hanno detto di no, ora non so se gli venderebbero solo i macchinari.
-
Sarebbe veramente un'ottima idea, sapevo che i dipendenti volevano acquistare addirittura la fabbrica, ma le maestranze hanno detto di no, ora non so se gli venderebbero solo i macchinari.
Se a loro interessa effettivamente solo il marchio, teoricamente potrebbero anche essere d'accordo.
Mi pare che in Europa tutti, ed in tutti i campi, abbiano ben capito che contrastare l'invasione dei prodotti prima giapponesi, poi coreani, ora cinesi sul loro terreno più congeniale (qualità accettabile se non buona a prezzi decisamente contenuti) è suicida e che l'unica alternativa è quella di una produzione di alta qualità, che giustifichi prezzi elevati.
La Omas ha applicato pienamente questo principio per quanto riguarda i prezzi, ma non per la qualità.
Prendiamo per raffronto i prodotti Montblanc, ai cui prezzi Omas si era abbastanza uniformata: secondo me una 149, che costa se non sbaglio circa 700 euro, ne vale meno della metà: i materiali utilizzati sono mediamente di poco pregio; le clip, per esempio, sono di una strana lega leggerissima in grado di reggere le sollecitazioni indotte dall'inserire la penna nel taschino, ma che volendo si potrebbe spezzettare con le sole dita. Il sistema di caricamento qualitativamente è al livello delle Pelikan più economiche, il materiale di costruzione è una resina che viene iniettata e che ingloba i tre anelli, che sono un corpo unico. Molto lucida ma vetrosa e fragilissima agli urti.
Detto ciò va però riconosciuto che le 149 funzionano bene e, cadute a parte, danno ben pochi problemi; il materiale è stabile e l'accoppiamento di corpo e cappuccio avviene perfettamente per tutta la loro esistenza; gli anelli del cappuccio restano stabili; le dorature sono resistenti. Si può dire altrettanto delle Omas?
-
Caro Tubi, sono d'accordo su quanto scrivi. Ti do un'altra notizia: so da fonte ineccepibile che la MB 149 ora viene prodotta in Cina, con macchinari completamente automatici.
-
Caro Tubi, sono d'accordo su quanto scrivi. Ti do un'altra notizia: so da fonte ineccepibile che la MB 149 ora viene prodotta in Cina, con macchinari completamente automatici.
Non lo sapevo, ma la cosa non mi stupisce affatto; ho visto (e ne possiedo anche uno) alcuni falsi di penne Montblanc che, almeno in talune parti, sono talmente ben fatti da far sorgere legittimo il sospetto che escano dalla stessa produzione degli originali.
-
Caro Tubi, sono d'accordo su quanto scrivi. Ti do un'altra notizia: so da fonte ineccepibile che la MB 149 ora viene prodotta in Cina, con macchinari completamente automatici.
Saranno se non dieci almeno 6-8 anni che Montblanc produce in Cina, tecnicamente le Montblanc prodotte in Cina, differiscono dalle precedenti prodotte diciamo in Germania da alcune soluzioni tecniche totalmente differenti.
Non sono differenze estetiche ma differenze dettate proprio dalle scelte produttive.
Inviato dal mio Nexus 5 utilizzando Tapatalk
-
In cosa hanno sbagliato secondo te?
Su questo argomento, ne potremmo parlare per ore se non addirittura per giorni.
Prima di tutto, potremmo dire che Omas come tutte le aziende italiane del settore, è stata incapace di promuovere il proprio prodotto, lasciando in questo caso, campo libero alla concorrenza in parte italiana ma principalmente straniera.
Discorso promozione a parte, c'è una debolezza sistemica nel prodotto e una sua costante perdita si qualità.
La debolezza del prodotto, si può vedere nell'incapacità di proporre un prodotto veramente nuovo. Parliamoci chiaro, l'ultimo prodotto nuovo di Omas è la 360 una penna che ha sulle spalle 20 anni se non di più.
Oggi in mondo dove tutto diventa vecchio dopo sei mesi e tutti sono alla costante ricerca della novità, non puoi proporre un modello nuovo ogni 20 anni e poi variare soltanto il colore.
Anche una persona analfabeta capisce che più che novità sa di presa in giro trita e ritrita.
Altro discorso è la qualità, una azienda col blasone di Omas, non può permettersi di utilizzare pennini Bock standard, o prodotti da Bock su ipotetico modello Omas.
Idem per il sistema di caricamento, se sei Omas, oggi non puoi permettersi di avere un caricamento a pistone senza ne arte ne parte. Il pistone Aurora, almeno ha il sistema riserva magica, quello Omas neanche questo.
Poi con tutta onestà, Omas doveva produrre ancora oggi il suo stantuffo tuffante, sistema elegante, sicuro e semplicissimo sia nella realizzazione che nella manutenzione.
Quelle pseudo exta Lucens che ha realizzato nel corso degli ultimi decenni con caricamento a pistone, sono un pugno nell'occhio oltre che nello stomaco.
Infatti commercialmente sono sempre state un flop clamoroso.
I materiali utilizzati da Omas sono poi non all'altezza del nome. La resina di cotone tanto sponsorizzata ha sempre avuto problemi di stabilità, così come le penne in legno, commercialmente, si dice che le penne in legno non fanno prezzo, senza contare che anche in questo caso, i problemi di stabilità del legno sono noti da tempo.
Anche i trattamenti galvanici di Omas, non sono mai stati all'altezza del nome e nemmeno paragonabili a quelli di altri marchi di pari categoria.
Si potrebbe andare avanti a descrivere pezzo per pezzo tutti i problemi di Omas ma non si farebbe altro che smontare il nome facendolo cadere più in basso di dove si trova ora.
Qualche tempo fa, volevo documentare tutti i lavori di recupero e restauro fatti sulle Omas moderne ma poi mi sono fermato perché davvero era una situazione impietosa.
Difetti che in altre marche non sono presenti o che se presenti hanno se non altro tentato di risolvere, spesso riuscendoci, in Omas no.
Inviato dal mio Nexus 5 utilizzando Tapatalk
Grazie Riccardo.
Certo è che la produzione moderna ha anche il passato come concorrente.
Mi spiego meglio : penne moderne che costano più di 100 euro che speranza hanno di avere più appetibilità rispetto a penne del passato che si possono acquistare usate ( in molti casi come nuove ) a prezzi anche inferiori? Chi oggi acquista penne stilografiche lo fa per fare un regalo o perchè come noi è appassionato collezionista e/o utilizzatore. Non mi sembra che esistano altre categorie, chiamiamole così, di acquirenti. Nel primo il criterio di scelta si basa sul desiderio di far bella figura, quindi il brand riconosciuto, confezione regalo e negozio prestigioso fanno da stella cometa. Nel secondo caso il criterio è ben altro e c'è poco da fare; se la penna moderna non è all'altezza come rapporto qualità prezzo rispetto ad una del passato rimane al negozio. E qui scappa una risata. Mi chiedo e lo chiedo anche a voi se chi produce penne contemporanee sopra una certa cifra è consapevole del fatto che deve contare solo su chi non ci capisce una mazza, perchè chi ( come il sottoscritto ) se ne intende anche solo un pochino, prima di spendere 100 euro per una moderna si fa un giro nel mercato vintage dal quale con tutta probabilità porta a casa un gioiellino spendendo anche meno. Il mio pensiero è che salvo rare eccezioni nella produzione moderna sopra le 100 euro non c'è nulla su cui puntare.
700 euro per una Montblanc fatta in Cina? Ma con 700 euro quante penne migliori potremmo comprare?
-
Grazie Riccardo.
Certo è che la produzione moderna ha anche il passato come concorrente.
Mi spiego meglio : penne moderne che costano più di 100 euro che speranza hanno di avere più appetibilità rispetto a penne del passato che si possono acquistare usate ( in molti casi come nuove ) a prezzi anche inferiori? Chi oggi acquista penne stilografiche lo fa per fare un regalo o perchè come noi è appassionato collezionista e/o utilizzatore. Non mi sembra che esistano altre categorie, chiamiamole così, di acquirenti. Nel primo il criterio di scelta si basa sul desiderio di far bella figura, quindi il brand riconosciuto, confezione regalo e negozio prestigioso fanno da stella cometa. Nel secondo caso il criterio è ben altro e c'è poco da fare; se la penna moderna non è all'altezza come rapporto qualità prezzo rispetto ad una del passato rimane al negozio. E qui scappa una risata. Mi chiedo e lo chiedo anche a voi se chi produce penne contemporanee sopra una certa cifra è consapevole del fatto che deve contare solo su chi non ci capisce una mazza, perchè chi ( come il sottoscritto ) se ne intende anche solo un pochino, prima di spendere 100 euro per una moderna si fa un giro nel mercato vintage dal quale con tutta probabilità porta a casa un gioiellino spendendo anche meno. Il mio pensiero è che salvo rare eccezioni nella produzione moderna sopra le 100 euro non c'è nulla su cui puntare.
700 euro per una Montblanc fatta in Cina? Ma con 700 euro quante penne migliori potremmo comprare?
Il discorso di per sé non fa una grinza, ma c'è una bella fetta del mercato fatta dai regali. In quanti saprebbero comprendere la superiorità di una penna vintage nel rapporto qualità/prezzo?
Per esempio, sono fermamente convinto che la Montblanc campi molto sul fatto che quando si opta per una penna nella scelta di un regalo formale, anche se si è assolutamente consapevoli che qualitativamente una Aurora, un Delta, una Pelikan sarebbero da preferirsi, si finisce per regalare una Montblanc per scongiurare il rischio di essere presi per barboni, perché chiunque, per quanto incompetente, conosce il marchio e sa che quei prodotti costano cari, mentre un'alternativa rischierebbe di essere presa come dettata dall'economica, ovvero derivante dalla volontà di risparmiare sul regalo fatto.
:set2010031:
-
Caro Tubi, hai perfettamente centrato il problema, essere presi per capitan uncino (spilorci) e fare un regalo che veramente valga i soldi spesi, oppure fare bella figura sapendo che appena cade dalla scrivania si spaccherà??
Purtroppo come hai detto, tutti regaleranno una bella, lucida, scintillante MB
-
Regalano Montblanc per un semplice motivo, ovvero la stellina bianca sulla testina
Inviato dal mio Nexus 5 utilizzando Tapatalk
-
D'accordo con voi. E le altre case? Se il mercato è fatto dai parenti dei neolaureati o da businessman che si disimpegnano con Montblanc le altre case raccolgono le briciole. È possibile secondo voi che le varie case puntino solo su chi deve fare o vuole fare un regalo di classe? Questa cosa mi sembra incredibile...
-
D'accordo con voi. E le altre case? Se il mercato è fatto dai parenti dei neolaureati o da businessman che si disimpegnano con Montblanc le altre case raccolgono le briciole. È possibile secondo voi che le varie case puntino solo su chi deve fare o vuole fare un regalo di classe? Questa cosa mi sembra incredibile...
Purtroppo è così.
Alla Montblanc bisogna dare atto di avere attuato un marketing molto abile riuscendo, anche sfruttando la fama giustamente guadagnata nel passato dal marchio per la qualità dei suoi prodotti, a fare diventare la stella bianca uno status. Nell'immaginario collettivo di chi non è interessato ad approfondire il discorso, la Montblanc è la penna di classe, che susciterà ammirazione se occhieggia dal taschino della giacca od è estratta con nonchalance dalla borsa. La conseguenza successiva è che anche se le Montblanc arassero i fogli su cui vengono posate, per quella gente scriverebbero comunque benissimo, perché se la pena con la stella scrive così, è segno che così devono scrivere le penne.
Esagerato? forse un pelo. Ma poco.
-
A mio parere non esageri Tubi.
La stella bianca è uno status e come tale sopravvive grazie all'assenza di giudizio critico.
Pace.
-
Mi sembra che abbiate trascurato un aspetto sulle Montblanc, che i collezionisti tradizionali non prendono in considerazione, ma le persone comuni si.
Tutti questi pensano che collezionare queste penne sia un moderno mezzo di investimento: comprano oggi Montblanc a prezzi stratosferici e le mettono in cassaforte pensando a quanto guadagneranno domani rivendendole.
Per curiosità, controllate i prezzi di erfobay così non perderete l’occasione di valutare l’acquisto di una SIR WINSTON CHURCHILL:
http://www.ebay.it/sch/erfobay/m.html?ssPageName=&_trksid=p2060353.m2749.l2654
Anni fa pensavo che il fenomeno fosse limitato a pochi esibizionisti, ma mi sbagliavo.
Non avete idea di quante di queste persone ho incontrato in occasione della mostra che ho fatto.
Ne ricordo due: uno diceva che aveva regalato un trittico Montblanc nodello xyz che aveva in cassaforte insieme a tante altre, al figlio per il matrimonio “…pensi le ho viste in vendita su internet a più di 18.000 euro….”.
Povero figlio.
Altra, all’ingresso mi disse che era una mia concorrente ?? e lei collezionava solo Montblanc in serie numerata, se pagavo (in tono scherzoso) .me le avrebbe mostrate.
Con grande innocenza le risposi che poteva vedere senza pagare quanto esposto nelle bacheche, ma purtroppo non vi erano serie numerate, buona parte di quelle mostrate erano pezzi unici.
Queste persone avevano una cosa in comune, non capivano nulla di penne e non usavano le stilografiche.
-
...Gusti a parte il fascino di una vintage e' indiscutibile.
-
Mi sembra che abbiate trascurato un aspetto sulle Montblanc, che i collezionisti tradizionali non prendono in considerazione, ma le persone comuni si.
Tutti questi pensano che collezionare queste penne sia un moderno mezzo di investimento: comprano oggi Montblanc a prezzi stratosferici e le mettono in cassaforte pensando a quanto guadagneranno domani rivendendole.
Per curiosità, controllate i prezzi di erfobay così non perderete l’occasione di valutare l’acquisto di una SIR WINSTON CHURCHILL:
http://www.ebay.it/sch/erfobay/m.html?ssPageName=&_trksid=p2060353.m2749.l2654
Anni fa pensavo che il fenomeno fosse limitato a pochi esibizionisti, ma mi sbagliavo.
Non avete idea di quante di queste persone ho incontrato in occasione della mostra che ho fatto.
Ne ricordo due: uno diceva che aveva regalato un trittico Montblanc nodello xyz che aveva in cassaforte insieme a tante altre, al figlio per il matrimonio “…pensi le ho viste in vendita su internet a più di 18.000 euro….”.
Povero figlio.
Altra, all’ingresso mi disse che era una mia concorrente ?? e lei collezionava solo Montblanc in serie numerata, se pagavo (in tono scherzoso) .me le avrebbe mostrate.
Con grande innocenza le risposi che poteva vedere senza pagare quanto esposto nelle bacheche, ma purtroppo non vi erano serie numerate, buona parte di quelle mostrate erano pezzi unici.
Queste persone avevano una cosa in comune, non capivano nulla di penne e non usavano le stilografiche.
Ciò che scrivi mi stupisce; pensavo che ormai gli illusi che pensano che comprare una penna in serie limitata sia un investimento si fossero estinti o rinsaviti dopo averci picchiato il naso.
D'altra parte se continuano a farle, evidentemente una clientela ci deve pur essere, anche se sono convinto che la quota principale di questa produzione prenda canali non ufficiali e sia venduta sottocosto (per così dire) col beneplacito della casa, intercettando così ancora qualche manciata di bischeri convinti che l'affare l'hanno fatto doppio.
Basta scorrere le pagine di ebay per incontrare decine e decine di Delta delle serie più prestigiose nuove intonse che teoricamente sono proposte da utenti privati. Non so a chi vogliano darla a bere, ma se non è una cosa organizzata dalla stessa casa produttrice ne ha quantomeno il pieno consenso.
Per quanto a mia conoscenza di penne in serie limitate che si sono effettivamente rivalutate nel tempo conosco la Hemingway e la Agatha Christie. Sicuramente ce ne sarà qualcun'altra, ma non credo molte.
-
In aggiunta a quanto precedentemente esposto.
Due anni addietro, mi sono iscritto ed ho partecipato ad un’asta on-line e con pubblico in sala a Parigi, che proponeva penne antiche e moderne.
Mi interessava una Japan maki-è e speravo di riuscire ad acquistarla, ma senza proposta max, volevo partecipare all’asta “live” con offerta diretta e mi venne assegnata paletta e numero.
Il 60% delle penne in vendita erano della Montblanc e tante Omas.
Ho partecipato a tutta l’asta raggiungendo il risultato di non riuscire a a comprare nulla perché il pur minimo ritardo della linea internet faceva arrivare le mie offerte fuori tempo. Le Montblanc salivano lentamente quasi fossero rialzi programmati, ma senza picchi finali.
Ho avuto occasione il giorno successivo di avere uno scambio di e-mail con un venditore parigino e gli ho chiesto se avesse partecipato all’asta (aveva acquistato lui la Japan che mi interessava, ma contava di rivenderla al doppio pur non avendo il pennino originale, tanto, disse, chi compra queste penne, quasi mai ci capisce qualcosa).
Mi rispose che queste vendite di penne Montblanc sono sicuramente pilotate da Montblanc che poi fa offerte per far lievitare il prezzo; alla fine della giostra, le penne che le rimangono sul groppone, vengono date in conto vendita anche a lui o a venditori cinesi e l'aqzienda smaltisce parte dell'invenduto.
Il racconto mi ha stupito, ma non più di tanto.
D’altronde come le Banche piazzano obbligazioni non garantite anche raggirando gli acquirenti sprovveduti, la Montblanc, o chi per loro, sfruttano la imprudenza della gente facendo credere che si acquisti un prodotto esclusivo che ti garantisce la tenuta del valore nel tempo come fosse una opera d’arte.
I prezzi delle aste fanno storia.
-
A questo punto abbiamo trovato la terza categoria, quella degli splendidi :set2010033:
Grazie Paolo, tutto molto interessante.
Io un po' mi sono stupito però...
Ma il Pier Geofisico è tornato o fa finta? :set2010037:
-
A questo punto abbiamo trovato la terza categoria, quella degli splendidi :set2010033:
Grazie Paolo, tutto molto interessante.
Io un po' mi sono stupito però...
Ma il Pier Geofisico è tornato o fa finta? :set2010037:
Sai che ti tengo sotto controllo ragazzo :set2010021:
-
Non ho parole :set2010033:
-
...Secondo me l'ultimo inchiostro al "mallo di noci" che mi hai gentilmente fatto pervenire scorsa settimana era prodotto con prugne secche andate a male...Tu non me la racconti giusta...
-
Olive taggiasche.
:set2010033:
-
Quanto descritto da Pedewall per quello che riguarda le aste e l'affaire Montblanc è vero. È una pratica più comune di quanto si pensi, nata nel mondo delle aste di orologi e perpetrata ancora oggi senza alcun problema da nomi super blasonati.
Fu fatto per la prima volta dalla Swatch più di venti anni fa, forse anche venticinque.
La Omas, tanto per stare in tema col topic, fece lo stesso e quello fu il calcio di iniziò della Omas moderna. Lo fece, acquistando in diverse aste sia penne d'epoca che penne moderne, ovviamente di sua produzione.
Inviato dal mio Nexus 5 utilizzando Tapatalk
-
Ho amici in OMAS...la storia è lunga e non è questo il posto per narrarla e per fare critiche. Da 17 dipendenti erano rimasti in 7. Nel 2015 avevano venduto a malapena 4000 penne in tutto il mondo. Scelte sbagliate, management cinese che non aveva capito il valore del design italiano. Ora i cinesi hanno deciso di non vendere per potere tenere in mano il marchio. Aspettiamoci OMAS fatte in Cina. Terribile fine di una grande realtà storica italiana.
:set2010091:
-
Discussione molto interessante
condivido i pareri negativi sulle Omas in termini di scelte ma sopratutto di materiali scelti negli ultimi 20 anni
vorrei fare una piccola analisi relativa al mercato delle penne, quindi a quello che fa vivere un azienda il cui core business sia vendere penne, nuove ovviamente
in Italia Montblanc rappresentava e rappresenta il grosso di questo mercato
se prendiamo un qualsiasi retail specializzato in penne, se è bravo farà solo il 60% di fatturato con Montblanc se non è bravo arriva al 90%
la colpa è dei consumatori, italiani, molto ignoranti in materia penne, ed ignoranti in generale.........., e da sempre esterofili
il nostro è il paese migliore dove vendere prodotti scarsi legati ad un marchio forte, dove piu' aumenti il prezzo piu' vendi
ci sono esempi in ogni settore, basti vedere quante audi si vendono rispetto ad una skoda motorizzata uguale o ancora peggio rispetto ad una fiat
siamo il paese dei vorrei ma non posso, se Montblanc facesse una penna da 100 euro bisognerebbe mettere i numeretti nei negozi di penne per arginare i clienti, anche se questa penna fosse orribile e disgustosa
il caso scenium rinominato oscenium fu eclatante
io stesso ne vendevo a pacchi......e la cosa assurda è che ancora oggi la chiedono, un tratto pen in metallo verniciato al quale si toglieva la vernice dopo pochi mesi, disponibile solo sfera e roller, e alla sfera si rompeva sistematicamente il meccanismo
i clienti invece di rendersi conto che 90 euro erano davvero un furto per un oggetto cosi' brutto e fatto male....ancora oggi chiedono riparazioni e ancora peggio chiedono di ricomprarla
quindi penso che se Montblanc mettesse il nome su un qualsiasi modello di penna cinese da 2 dollari farebbe milioni vendendo qualcosa sicuramente molto meglio della oscenium
in parte questo lo fa già con la Cruise, che altro non è che la vecchia classic poi chiamata generation e adesso appunto cruise, anche se stavolta ci avevano promesso che la resina sarebbe stata la stessa dell meisterstuck.......penso che alla fine i cinesi abbiano cambiato miscuglio, di fatto è una plastica indegna che nemmeno si riesce ad incidere
Montblanc è un nome dietro c'è Richemont, che tutto puo'
prende un marchio e attraverso politiche ben note lo trasforma in un marchio di lusso come ha fatto con Cartier
il consumatore deve pensare a Montblanc non piu' come un azienda di penne ma ad un'azienda che produce lusso
poi ci saranno pochissimi consumatori che compreranno prodotti dei vari marchi di proprietà Richemond costosissimi ma dove almeno si puo' rintracciare la qualità, ed una valanga di consumatori che compreranno il marchio, messo su prodotti di pessima qualità che costano 4/6 volte di piu' della concorrenza, ma in assoluto sono arrivabili
esempio comprano una Cruise montblanc roller a 225 euro quando con 225 euro potrebbero comprare penne di pregio di tante altre marche, magari italiane
cruise non esiste stilografica, per il primo prezzo stilografica Mb si arriva a 500 euro e funziona solo a cartuccia....non ha nemmeno il converter e non ci si puo' nemmeno mettere
ancora meglio comprano qualsiasi cosa da 100 euro abbia su il marchio montblanc, fosse pure un portachiavi da 1 dollaro
in questo scenario ai limiti della follia e dell'illogico, non è facile, per un'azienda italiana il cui core business è la produzione di penne, sopravvivere
certo, fuori dall'Italia le cose vanno in maniera diversa, ma si vanno sempre piu' uniformando
il made in Italy vende piu' fuori che dentro il paese, ma gli atteggiamenti dei consumatori vanno sempre piu' ad uniformarsi
dal momento che le distanze non esistono piu' ed il mercato è a portata di click
per capirsi i consumatori russi asiatici arabi americani.......si comportano sempre più come gli italiani, la differenza è solo nel potere di acquisto, avendo più soldi oltre a comprare il brand riconosciuto comprano anche il prodotto italiano di nicchia
la pubblicità i testimonial e tutto il discorso legato alla crescita di un marchio nel mondo del lusso sono la cosa fondamentale, più che la qualità del prodotto, ma i soldi che servirebbero per far crescere un marchio non saranno mai giustificati, Richemond puo' permettersi di investire milioni
se Visconti o Aurora ne investissero qualcuno sarebbe quasi inutile
esistono ancora appassionati ed esperti veri di penne, questo forum ne è un esempio, ma sono una parte irrilevante del mercato
insomma, basta poco per fare la fine di Omas
si il marchio era forte e spesso c'era richiesta, ancora oggi c'è
ma considerando quello che ho scritto è un miracolo che altri Produttori italiani siano ancora in piedi piu' che Omas abbia fatto la fine che ha fatto, e i motivi sono da ricercarsi più in quello che questo mondo vuole più che nei materiali sbagliati.......
secondo me anche quella piccola parte di esperti ha le sue colpe
è una nicchia di mercato poco rilevante, che però compra sopratutto usato e sul nuovo va a cercare Sailor Pilot e ancora peggio Platinum che neanche distribuisce in europa....
magari potrebbe comprare un Aurora Y de luxe che ha il pennino 14 kt disponibile anche in EF
concludendo se nella vita scegli di produrre penne per vivere, hai già sbagliato in partenza, se poi lo fai in Italia sei un pazzo
se decidi di usare pennini in oro di qualità e magari anche il resto ben fatto avrai dei costi di produzione insostenibili e non vederai mai perchè il consumatore stupido con quei soldi compra il marchio mentre l'esperto con quei soldi compra qualche usato, e qualche nuovo giapponese
le aziende italiane ancora in vita hanno davvero la mia stima
io da venditore di penne negli ultimi 20 anni ho cercato di indottrinare il consumatore, ho sempre parlato malissimo di montblanc
anzi ho dato il sangue per avere concessioni autorizzate mb, perchè avendo anche Mb se al consumatore consiglio vivamente qualcosa di italiano che costa la metà o un terzo, speravo capisse che non lo facevo per interesse o perchè parlavo male di qualcosa che non potevo avere.......
ma a conti fatti ho perso la mia battaglia, proprio come Omas
-
Inchiostro?
No, profumo.
Come dici tu ormai venderebbero anche l'aria in bottiglia...
-
Discussione molto interessante..........................................
..........................
ma a conti fatti ho perso la mia battaglia, proprio come Omas
Quoto.
-
Torno su questo argomento dopo un certo periodo di tempo, per mostrarvi ciò che è successo ad un astuccio porta penne di produzione Omas. L'astuccio in questione, mi è stato regalato circa due anni fa ma fino dicembre 2015 non l'ho mai utilizzato. Poi per sopraggiunti impegni lavorativi e necessità ho iniziato ad utilizzarli. Dato l'aspetto orrendo che ha assunto dopo alcuni mesi di utilizzo, verrebbe spontaneo a chiunque pensare ad un utilizzo improprio e invece no. Questo astuccio, è perennemente inserito nel vano porta penne del mio monospalla e al suo interno c'è una Delta No-Nuke, una matita Wahl Eversharp e una gomma matita.
Ora vi chiedo è mi chiedo, ma se un grande marca italiana, produce accessori di questa qualità, merita di essere premiata o punita dai compratori?
(http://uploads.tapatalk-cdn.com/20160529/20af5f7fa99930439ee3d5c519a5e6cc.jpg)
(http://uploads.tapatalk-cdn.com/20160529/2cbfe4ed297a52b52f73b7df96a85b32.jpg)
(http://uploads.tapatalk-cdn.com/20160529/dd4699a51d5632c582d72a4b7bd616a9.jpg)
(http://uploads.tapatalk-cdn.com/20160529/2ef5ca86dfbe72b6c814ee30efa47ff1.jpg)
(http://uploads.tapatalk-cdn.com/20160529/2b25e8e7566457c7b09d48114fe1be6b.jpg)
(http://uploads.tapatalk-cdn.com/20160529/ed276cc37ec929e1ed573ee82fc0b563.jpg)
Inviato dal mio Nexus 5 utilizzando Tapatalk
-
Non so quanto questi portapenne potessero costare, ma non proprio poco, immagino. Beh, bello schifo! A prescindere che molto probabilmente per il prezzo pagato ci si sarebbe potuta aspettare anche della vera pelle, ma comunque, anzi, forse ancor meno, può essere giustificabile un degrado di questo genere.
Non è che l'avevi dentro la muta durante le immersioni in mare?
-
...Non per difendere a tutti i costi il brand ma rammento che di italiano era rimasto solo il nome...La qualita' degli astucci di Riccardo pur se brandizzati e' cinese...
-
...Non per difendere a tutti i costi il brand ma rammento che di italiano era rimasto solo il nome...La qualita' degli astucci di Riccardo pur se brandizzati e' cinese...
Il prezzo però era italianissimo.... anzi, quasi tedesco.
-
...Non per difendere a tutti i costi il brand ma rammento che di italiano era rimasto solo il nome...La qualita' degli astucci di Riccardo pur se brandizzati e' cinese...
Il prezzo però era italianissimo.... anzi, quasi tedesco.
...Vero quanto affermi Marcello,
ma non esiste una azienda al mondo che produca in Asia o nell'ex europa dell'est che non abbia prezzi "consoni"...Del resto e' il timoniere che decide...La Mattel faceva produrre le sue Barbie in PVC negli anni 60 in Indonesia e Hong Kong e le rivendeva gia' all'epoca con prezzi statunitensi od europei...
-
Non ho idea di quanto costi, ma data la qualità, qualsiasi prezzo è esagerato.
Inviato dal mio Nexus 5 utilizzando Tapatalk
-
...Non per difendere a tutti i costi il brand ma rammento che di italiano era rimasto solo il nome...La qualita' degli astucci di Riccardo pur se brandizzati e' cinese...
Il prezzo però era italianissimo.... anzi, quasi tedesco.
...Vero quanto affermi Marcello,
ma non esiste una azienda al mondo che produca in Asia o nell'ex europa dell'est che non abbia prezzi "consoni"...Del resto e' il timoniere che decide...La Mattel faceva produrre le sue Barbie in PVC negli anni 60 in Indonesia e Hong Kong e le rivendeva gia' all'epoca con prezzi statunitensi od europei...
Parlare della produzione nei paesi dell'est, Cina, Indonesia, Corea, Vietnam ecc. ci porterebbe, almeno per alcuni aspetti, molto lontano e non è il caso.
Io dico che sicuramente sarebbe giusto che i prezzi fossero proporzionati ai costi effettivi, ma credo che, almeno per il punto di vista dell'acquirente, lo sarebbe ancor di più se i prezzi fossero proporzionati alla qualità.
Una cosa così immonda non vale neppure un euro, ovvero non avrebbe dovuto neppure essere messo in commercio da un'azienda con un nome come quello di Omas. Con tutto il rispetto la qualità è eccessivamente scarsa anche per essere venduto nel circuito dei "vu cumprà".
-
...Ragazzi sono d'accordo con voi. Purtroppo molte multinazionali fanno questo giochino sporco...Cosi' si rovina l'immagine dei marchi.
-
...Non per difendere a tutti i costi il brand ma rammento che di italiano era rimasto solo il nome...La qualita' degli astucci di Riccardo pur se brandizzati e' cinese...
Il prezzo però era italianissimo.... anzi, quasi tedesco.
...Vero quanto affermi Marcello,
ma non esiste una azienda al mondo che produca in Asia o nell'ex europa dell'est che non abbia prezzi "consoni"...Del resto e' il timoniere che decide...La Mattel faceva produrre le sue Barbie in PVC negli anni 60 in Indonesia e Hong Kong e le rivendeva gia' all'epoca con prezzi statunitensi od europei...
Parlare della produzione nei paesi dell'est, Cina, Indonesia, Corea, Vietnam ecc. ci porterebbe, almeno per alcuni aspetti, molto lontano e non è il caso.
Io dico che sicuramente sarebbe giusto che i prezzi fossero proporzionati ai costi effettivi, ma credo che, almeno per il punto di vista dell'acquirente, lo sarebbe ancor di più se i prezzi fossero proporzionati alla qualità.
Una cosa così immonda non vale neppure un euro, ovvero non avrebbe dovuto neppure essere messo in commercio da un'azienda con un nome come quello di Omas. Con tutto il rispetto la qualità è eccessivamente scarsa anche per essere venduto nel circuito dei "vu cumprà".
Condivido in pieno!
Inviato dal mio Nexus 5 utilizzando Tapatalk
-
Pccola news, il materiale con cui è realizzato l'astuccio porta penne, è talmente orrido che nella parte interna oltre ad essersi letteralmente staccato come all'esterno, è anche riuscito a incrostarsi sulla veretta in titanio della Delta No-Nuke e a macchiare il metallo. Sicuramente l'utilizzo di una pasta lucidante non abrasiva dovrebbe risolvere il tutto ma se permettete, la situazione ha del ridicolo!