Cari amici del forum, come sicuramente tutti ricorderete, qualche tempo fa ho aperto un topic
http://www.pennamania.it/forum/index.php?topic=7556.msg74708#msg74708 con l’obiettivo di trovare la sezione ed il pennino di una Aurora Selene che avevo “pescato” a buon prezzo in un mercatino. Era evidente che non sarebbe stato facile reperire “casualmente” tutto il gruppo scrittura della penna... e infatti non l’ho trovato.
Ragion per cui, dopo un paio di settimane di inutile attesa, ho optato per la soluzione più semplice e ho inviato la Selene al nostro boss Riccardo per un ripristino completo della stessa.
La penna, riportata a nuova vita, è rientrata a casa da circa un mese e da allora fa parte del terzetto di stilografiche che mi accompagna quotidianamente al lavoro (in questi giorni sto usando la Selene, una Aurora 88 Nikargenta e una Parker 75 Sterling Silver).
La mia modesta collezione di stilografiche, poco più di 100 pezzi, è per oltre la metà composta da penne Aurora, tutte però del periodo post bellico (dalla 88 in poi) quindi questa Selene rappresenta il mio primo passo in un mondo che mi è di fatto sconosciuto ed è anche per questo che ho pensato di scrivere una breve recensione.
Non che vi debba spiegare niente, si intende, non ho la pretesa di aver scoperto nulla di nuovo, lo faccio semplicemente per condividere con voi il piacere di parlare di una bella penna.
In sostanza stiamo parlando di una Selene II serie (il cappuccio ha le 3 verette di eguale dimensione, cromate come la clip) in celluloide striata di colore verde/nera con caricamento a pulsante di fondo e pennino marcato “platiridio extra aurora 5”. Il corpo riporta l'incisione “Aurora Torino Fabbrica Italiana Penne a Serbatoio Selene”, la sezione è priva del marchio Aurora. Prodotta tra il 1939/1940 e il 1945, visti i materiali utilizzati, è da considerarsi chiaramente una penna economica. Il che non vuol dire che sia fatta male.
Personalmente la trovo di dimensioni perfette per la mia mano: 13,2 cm da chiusa e 15,5 con cappuccio calzato. E' leggera, ma lascia comunque l'impressione di una penna solida, di sostanza. La trovo più equilibrata col cappuccio calzato. Il pennino in Platiridio, nel caso specifico di misura media e senza particolari pretese di flessibilità, scrive in modo fluido e senza incertezze. Direi che si esprime al meglio quando si è in grado di tenere la mano “leggera”, cosa che a me purtroppo non capita spesso. Lasciata aperta qualche minuto non ha problemi di ripartenza. La celluloide ha un profumo molto intenso ed appagante. Dal punto di vista estetico è quasi perfetta, senza segni o graffi particolari se non quelli legati ad un uso molto limitato.
Al momento la sto utilizzando con inchiostro Diamine Evergreen, molto in sintonia col colore della penna, ma si accettano consigli su eventuali alternative.
Sul nostro forum ci sono un paio di argomenti dedicati esplicitamente alla Selene:
http://www.pennamania.it/forum/index.php?topic=440.0http://www.pennamania.it/forum/index.php?topic=7357.0Sui testi di settore se ne scrive poco, e più o meno sempre negli stessi termini ovvero definendola una penna economica. I volumi della Jacopini, di De Ponti e di Maggi/Negretti/Nencini riportano anche qualche foto. E' citata anche nei libri di Germano, Tavanti e Lambrou. Enrico Catsruccio, nel suo “La penna”, nella didascalia della foto che mostra apparentemente una Selene III serie, dichiara come data di produzione il 1938.
In conclusione che dire? Per i miei standard è una penna bella, affascinante e ancora in perfetta forma nonostante i suoi 75 anni.
Un caro saluto a tutti, max